Protocollo ERAS: cos’è, obiettivi e come riduce le complicanze chirurgiche

Affrontare un intervento chirurgico genera spesso ansia: paura del dolore, timore delle complicanze, incertezza sui tempi di recupero. Il protocollo ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) nasce proprio per rispondere a queste preoccupazioni, trasformando radicalmente l’esperienza del paziente prima, durante e dopo l’operazione.

Come spiega il Dott. Gianluca Garulli, Direttore della Chirurgia Generale dell’Ospedale Infermi di Rimini:

«La persona è considerata protagonista mentre chirurghi e infermieri operano in sinergia con altri professionisti sanitari al fine di pianificare un percorso assistenziale sicuro, appropriato e calibrato sui bisogni individuali.»

In questa guida trovi tutto quello che devi sapere sul protocollo ERAS: cos’è, quali sono i suoi obiettivi, come si articola nelle tre fasi e in che modo ogni fase contribuisce a ridurre le complicanze.

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Cos’è il protocollo ERAS

Il protocollo ERAS è un insieme di linee guida evidence-based che ottimizzano l’intero percorso chirurgico. Non si tratta di una singola tecnica operatoria, ma di un approccio multidisciplinare e integrato che coinvolge chirurghi, anestesisti, infermieri, dietisti e fisioterapisti in tutte le fasi: preoperatoria, intraoperatoria e postoperatoria.

L’obiettivo centrale è ridurre lo stress fisico causato dall’intervento, prevenire le complicanze e accelerare il ritorno del paziente alla propria vita quotidiana. Rispetto al percorso chirurgico tradizionale, il protocollo ERAS si distingue per un approccio proattivo: il paziente non aspetta passivamente l’operazione, ma viene preparato e coinvolto in ogni passaggio.

Cos'è il protocollo ERAS

La certificazione europea della Chirurgia di Rimini

La Chirurgia Generale dell’Ospedale Infermi di Rimini diretta dal Dott. Garulli ha ottenuto la certificazione ERAS Society nel 2021, confermata nel 2024. Si tratta di un riconoscimento europeo di eccellenza detenuto da sole 23 chirurgie in tutta Europa, primo in Emilia-Romagna e secondo in Italia al momento dell’ottenimento.

Gli obiettivi principali del protocollo ERAS

Il protocollo ERAS si fonda su tre obiettivi clinici fondamentali, strettamente interconnessi tra loro:

  • Mobilizzazione precoce: il paziente viene incoraggiato ad alzarsi e camminare già nelle prime ore dopo l’intervento, riducendo il rischio di trombosi venosa profonda, polmoniti e perdita di massa muscolare.
  • Alimentazione precoce: riprendere l’alimentazione orale il prima possibile favorisce la ripresa della funzionalità intestinale, riduce il rischio di infezioni e accelera la guarigione.
  • Gestione ottimale del dolore: un controllo efficace del dolore non significa solo benessere del paziente, ma è il presupposto che rende possibili la mobilizzazione e l’alimentazione precoci.

Quando questi tre obiettivi vengono raggiunti in modo integrato, il risultato è una riduzione significativa della durata della degenza ospedaliera e un abbassamento del rischio di complicanze postoperatorie, incluse le infezioni nosocomiali.

Le tre fasi del protocollo ERAS

Il percorso ERAS si articola in tre fasi sequenziali, ciascuna con azioni specifiche finalizzate a ridurre le complicanze.

Fase 1 — Preoperatoria: preparare il paziente all’intervento

Il periodo che precede l’intervento chirurgico è il fondamento dell’intero percorso ERAS. Come sottolinea il Dott. Garulli: «Individuare precocemente la fragilità significa intervenire con azioni mirate per ridurre il rischio di complicanze durante tutto il percorso operatorio.»

La fase preoperatoria inizia nel servizio di prericovero, dove si realizzano due obiettivi paralleli.

Il primo è la valutazione clinica completa: esami strumentali, visite specialistiche, definizione del rischio operatorio e pianificazione personalizzata del percorso. L’anestesista, in particolare, incontra il paziente in questa fase per definire la strategia anestesiologica più adatta, con attenzione specifica alla gestione del dolore.

Il secondo obiettivo è la preparazione funzionale del paziente, che comprende:

  • Esercizio fisico quotidiano mirato a migliorare forza muscolare, resistenza e capacità polmonare
  • Ginnastica respiratoria
  • Sospensione di fumo e alcol nelle settimane precedenti l’intervento
  • Correzione dell’anemia attraverso ferro orale o endovenoso
  • Integrazione nutrizionale per garantire un adeguato apporto calorico
  • Assunzione di simbiotici, fermenti lattici e complessi multivitaminici

Un momento chiave è il colloquio informativo con il medico e con l’infermiera di prericovero, in cui viene spiegato al paziente come si svolgerà il percorso. Come riporta il Dott. Garulli: «Il colloquio rappresenta un momento importante in cui il paziente diventa protagonista del percorso di cura.»

Gli obiettivi principali del protocollo ERAS

Come questa fase riduce le complicanze: la preparazione fisica migliora la riserva funzionale cardiorespiratoria, riducendo il rischio di polmoniti postoperatorie. La correzione dell’anemia e l’ottimizzazione nutrizionale favoriscono la cicatrizzazione e riducono il rischio di infezioni della ferita. Lo screening della fragilità permette di identificare i pazienti ad alto rischio e pianificare interventi mirati prima che le complicanze si manifestino.

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Fase 2 — Intraoperatoria: il ruolo dell’anestesia multimodale

Con il protocollo ERAS, il paziente viene ricoverato la mattina stessa dell’intervento, generalmente alle ore 7:00. Questa scelta riduce i tempi di attesa in ospedale e mantiene il paziente nel proprio ambiente il più a lungo possibile.

Il cuore della fase intraoperatoria è la gestione anestesiologica avanzata. I protocolli anestesiologici ERAS per la chirurgia addominale si basano su tre pilastri: analgesia multimodale, blocchi eco-guidati e risparmio di oppioidi.

Come spiega il team di anestesia dell’Ospedale di Rimini: «L’approccio al dolore deve essere multimodale, comprendere vari farmaci e blocchi, in modo da garantire un ottimo recupero nel postoperatorio — anzi, zero dolore.»

In pratica, l’utilizzo dell’ecografo permette di effettuare blocchi eco-guidati di fascia: iniezioni di larghi volumi di anestetico locale a bassa concentrazione che garantiscono un controllo efficace del dolore sia durante che dopo l’operazione. Questo approccio consente di ridurre drasticamente l’uso di farmaci oppioidi, con benefici diretti per il paziente:

  • Assenza di nausea e vomito postoperatori
  • Nessuna sonnolenza o debolezza al risveglio
  • Paziente lucido e già nelle condizioni di iniziare la mobilizzazione nelle prime ore

Come questa fase riduce le complicanze: l’approccio opioid-free elimina gli effetti collaterali dei narcotici, che tradizionalmente rallentavano la ripresa intestinale e aumentavano il rischio di polmoniti da immobilità. Il controllo ottimale del dolore permette al paziente di respirare in modo efficace, muoversi precocemente e alimentarsi già nelle prime ore dopo l’intervento.

Fase 3 — Postoperatoria: recupero personalizzato e dimissione protetta

Nella fase postoperatoria, tutto il personale del reparto — medici, infermieri e operatori sociosanitari — lavora in modo coordinato per stimolare il paziente verso una ripresa funzionale rapida.

Il protocollo prevede che già nella giornata stessa dell’intervento il paziente inizi ad alimentarsi con una dieta libera e a muoversi: prima in poltrona, poi camminando nel corridoio. Come sottolinea il team di Rimini: «Il paziente già nelle prime ore del postoperatorio può cominciare ad alimentarsi, può muoversi, può alzarsi dal letto e cominciare a camminare, recuperando completamente le proprie autonomie.»

Con il protocollo ERAS, non si parla di dimissione precoce in senso assoluto, ma di una dimissione giusta e specifica per ogni paziente: giusta nei tempi, che tengono conto della ripresa individuale indipendentemente dall’età e dalle patologie pregresse. Questo è reso possibile e sicuro da un sistema strutturato di dimissione protetta, che include:

  • Chiamata giornaliera del chirurgo per verificare il benessere del paziente a domicilio
  • Accesso diretto in reparto in caso di sintomi o segni di allerta
  • Centro Ferite Difficili per i pazienti con ferite complesse che necessitano di un controllo specializzato
  • Centro Stomizzati di Rimini per il follow-up dei pazienti stomizzati fino al raggiungimento dell’autogestione
  • Collegamento con l’Assistenza Domiciliare Integrata per i pazienti che necessitano di ausili medici a domicilio

Come spiega il Dott. Garulli: «La dimissione non è precoce: è giusta e specifica per quel paziente, giusta nei tempi che considerano la ripresa specifica per quel paziente, indipendentemente dall’età e dalle malattie pregresse.»

Come questa fase riduce le complicanze: la mobilizzazione precoce riduce il rischio di tromboembolismo venoso e polmoniti da stasi. L’alimentazione precoce ripristina la motilità intestinale, abbassando il rischio di ileo paralitico. Una dimissione calibrata sui tempi reali di recupero del paziente riduce inoltre l’esposizione alle infezioni nosocomiali. Il sistema di dimissione protetta garantisce che il rientro a domicilio non si traduca mai in abbandono del paziente.

Prepararsi al intervento con IL PROTOCOLLO ERAS

Il percorso ERAS in sintesi: dalla preospedalizzazione al domicilio

Il valore del protocollo ERAS risiede nella sua continuità. Non è una serie di interventi isolati, ma un percorso integrato in cui ogni fase prepara e supporta quella successiva:

  • La preparazione preoperatoria mette il paziente nelle migliori condizioni fisiche possibili per affrontare l’intervento
  • La gestione intraoperatoria minimizza il trauma chirurgico e garantisce un risveglio senza dolore né effetti collaterali
  • Il recupero postoperatorio guidato e la dimissione protetta garantiscono un rientro a casa sicuro e un ritorno rapido alla vita quotidiana

Il risultato concreto, documentato dall’esperienza del reparto di Chirurgia Generale di Rimini, è una riduzione misurabile dei tempi di degenza, delle complicanze postoperatorie e delle reinfezioni ospedaliere, con un paziente che torna a casa nelle migliori condizioni possibili.

La prevenzione è il primo passo per la tua salute

Una visita di controllo è fondamentale per la diagnosi precoce. Il Dott. Garulli è a tua disposizione per un consulto specialistico.

Domande frequenti sul protocollo ERAS

Come si chiama il periodo dopo un intervento chirurgico?

Il periodo successivo a un intervento chirurgico si chiama periodo postoperatorio. Con il protocollo ERAS, questa fase inizia già in sala operatoria con la gestione del dolore e prosegue con la mobilizzazione e l’alimentazione precoce nel reparto, fino alla dimissione protetta a domicilio.

Il protocollo ERAS si applica solo alla chirurgia colorettale?

Le linee guida ERAS sono state sviluppate originariamente per la chirurgia colorettale, ma i principi del protocollo vengono oggi applicati in numerose aree della chirurgia addominale e non solo. Presso la Chirurgia Generale di Rimini, il percorso ERAS viene applicato agli interventi di chirurgia maggiore mini-invasiva.

Il protocollo ERAS prevede restrizioni alimentari particolari?

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, il protocollo ERAS riduce le restrizioni alimentari tradizionali. Il paziente può bere liquidi chiari fino a 2 ore prima dell’intervento e ricomincia ad alimentarsi con dieta libera già nella giornata dell’operazione. Nella fase preoperatoria, l’obiettivo è invece ottimizzare l’apporto nutrizionale con integratori specifici.

Quali sono i vantaggi del protocollo ERAS rispetto alla chirurgia tradizionale?

Il protocollo ERAS riduce i tempi di degenza ospedaliera, abbassa il rischio di complicanze postoperatorie (polmoniti, trombosi, infezioni della ferita), minimizza l’uso di oppioidi e i loro effetti collaterali, e garantisce una ripresa funzionale più rapida, permettendo al paziente di tornare alle proprie attività quotidiane in tempi significativamente più brevi.